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Castelvecchio nel periodo risorgimentale PDF Stampa E-mail
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Lunedì 20 Dicembre 2010 16:40

logo_repubblica_italianaI CALVISI RISORTI, LIBERALI DI CASTELVECCHIO E DI CARAPELLE

(di Walter Morico)

In occasione delle celebrazioni che festeggiano i 150 anni trascorsi dalla proclamazione del Regno d’Italia avvenuta il 6 giugno 1861, ci sembra doveroso ricordare il fattivo contributo dei piccoli comuni montani alla causa dell’
unificazione nazionale, obiettivo che vide Castelvecchio protagonista in prima linea grazie soprattutto alla figura carismatica del concittadino Camillo di Girolamo, che guidava coraggiosamente il folto gruppo dei patrioti liberali del borgo natio. La toponomastica di Castelvecchio Calvisio ricorda con la Via dei Liberali tutti i personaggi che si adoperarono in tal senso rischiando sempre in prima persona e pagando spesso un prezzo altissimo per riuscire a cacciare la dinastia borbonica unificando al contempo l’intera penisola. Durante gli scontri dialettici e fisici della prima metà dell’Ottocento le coccarde tricolori dei liberali, detti anche nazionali, si contrapponevano a quelle rosse dei realisti, spesso chiamati borbonici. Dopo l’ottenimento dell’
autonomia comunale del 1906 la gratitudine dei cittadini castelvecchiesi si palesò nei decenni successivi con la celebrazione della dinastia sabauda, intitolando ai personaggi della casata Via Duca degli Abruzzi, Piazza Principe Umberto I, Quartiere Vittorio Emanuele III, Piazza Regina Margherita (ex Piazza Torre Maggiore).
Dopo i moti del 1820 – 21 tra le Vendite Comunali Carbonare della provincia erano attive quella di Capestrano (Filantropi del Tirino), con 450 iscritti; quella di Ofena (I figli della Gloria) con 130 iscritti; quella di Castel del Monte (L’agnello risorto), con 100 iscritti; quella di Calascio (Rocca
inespugnabile) con 100 iscritti. La “vendita” carbonara del comune di Carapelle aveva assunto lo storico nome “I Calvisi risorti” con ben 145 iscritti (cifra notevole se consideriamo la popolazione di circa 1300 abitanti, oltre la metà dei quali dimoranti nel “riunito” Castelvecchio), tra i quali Angelo Piccioli Grande Maestro, Giuseppe Piccioli primo assistente, Emidio Troiani secondo assistente, Donato di Pasquale oratore.
Di Girolamo Camillo, di Giovanni e Onesta Ciuffini, di Castelvecchio Carapelle (AQ), nato nel 1804, bracciante. Condannato all’ergastolo dalla Gran Corte Speciale di Aquila il 29 dicembre 1853, per avere con discorsi tenuti in pubblico provocato direttamente gli abitanti a cambiare il governo, ma senza effetto, - per aver infranto per disprezzo uno stemma reale, - per associazione illecita con vincolo di segreto costituente setta, - e come reiteratore di più di due misfatti. Ricevuto in Darsena il 31 gennaio 1854, e lo stesso giorno trasferito a S. Stefano. Il 27 dicembre 1858 la pena commutata in esilio perpetuo dal Regno. Dall’ergastolo dell’isola di S. Stefano, dove espiava la pena con Luigi Settembrini, con lui e con altri il 17 gennaio 1859 partì per l’
esilio in America, poi dirottato verso la liberazione in Irlanda, donde rimpatriò nell’aprile 1859. Per aver preso parte alla rivoluzione di Aquila del
1841 era stato condannato a trenta anni di ferri, dai quali fu liberato con l’
indulto del gennaio 1848. Con Angelo Pellegrini è chiamato nelle carte poliziesche “il campione della rivolta del 1841”. (I moti dell’Aquila ebbero inizio con l’uccisione, avvenuta la sera dell’8 settembre 1841, del comandante le armi della provincia Gennaro Tanfano, che aveva represso la sommossa di Penne del 1837). Suo figlio Samuele compromesso politico che era riuscito a fuggire all’estero con lui ed era stato condannato in contumacia a venti anni di ferri, morì sotto le mura di Roma nel 1849. Camillo Di Girolamo cessò di vivere il 15 marzo del 1870.
De Bartholomaeis Benedetto, di Angelo e Giacinta De Meis, di Carapelle (AQ), nato nel 1817, medico. Condannato a ventiquattro anni di ferri e 300 ducati di malleveria dalla Gran Corte Speciale di Aquila il 18 gennaio 1851 per discorsi provocanti gli abitanti a distruggere o cambiare il Governo, e ad attentare contro la persona del Re, ma senza effetto, nel 1848. Mentre si trovava nel Bagno di Pescara fece parte della congiura organizzata da Clemente de Caesaris.
Ricevuto a Pescara il 15 gennaio 1851. La Commissione Militare per il Bagno di Pescara con decisione del 20 febbraio 1856 lo pose in libertà provvisoria per il carico di cospirazione con il fine di cambiare il Governo e di eccitare i sudditi ad armarsi contro l’autorità locale. Con Ministeriale del 29 marzo 1856 si dispose di traslocarsi altrove da Pescara per effetto di ordini superiori.
Il 5 luglio 1859 spedito alla Sottointendenza per essere liberato per Regio Decreto del 16 giugno 1859, applicato nei confronti di tutti i condannati politici per reati commessi nel 1848 – 49, atto di clemenza collettivo adottato dal re Francesco II per festeggiare e contrassegnare l’evento della sua ascesa al trono. Il nuovo Intendente costituzionale della provincia, il liberale Mariano Ayala, lo aveva incaricato, con altri, di organizzare la Guardia Nazionale nella zona del Tirino.
Di Battista Ermenegildo, di Antonio e Giacinta Mancinelli, di Castelvecchio Carapelle (AQ), nato nel 1823, bracciante. Condannato a ventiquattro anni di ferri dalla Gran Corte Speciale di Aquila il 29 novembre 1853, per complicità nel reato di provocazione diretta agli abitanti di distruggere e cambiare il Governo, per avere assistito Camillo Di Girolamo e gli altri nell’atto che consumarono il reato con cooperazione non necessaria, - per associazione illecita con giuramento costituente setta, - e come reiteratore in misfatto.
Ricevuto al Carmine il 24 gennaio 1854 e 7 giorni dopo trasferito a Procida. Il
18 dicembre 1856 la pena commutata in dieci anni di relegazione. Il 14 gennaio
1857 in Darsena e quindi alla Gran Corte Criminale per passare alla relegazione.
Di Fiore D. Mariano, di Pasquale e Caterina Giammarco, di Molina Aterno (AQ), nato nel 1801, parroco di Castelvecchio Carapelle. Condannato a dieci anni di ferri dalla Gran Corte Speciale di Aquila il 22 agosto 1851 per avere scientemente assistito gli autori della provocazione diretta a cambiare la forma di governo, provocazione che non ebbe effetto, - per ferite volontarie gravi con pericolo di vita, - e per asportazione di arma vietata. Ricevuto nel Bagno Penale di Nisida riservato agli ecclesiastici il 26 gennaio 1852. Il 17 settembre 1857 la pena diminuita di un anno. Il 15 aprile 1858 di un altro anno. Il 15 gennaio 1859 di quattro anni. Il 7 marzo 1859 liberato. La casa del Di Fiore era il sito di convegno dei liberali di Castelvecchio Carapelle, che vi discutevano dei gravi problemi di quei giorni. Tutta la cittadinanza era fremente di rivolta nel Quarantotto, e un giorno di festa il Dr. De Bartholomaeis, Scacchitti, Di Girolamo, Di Biase e altri entrarono in chiesa (la  parrocchiale di Castelvecchio) con una bandiera tricolore, che il parroco benedisse inneggiando all’Italia. Si uscì dalla chiesa gridando: Viva Carlo Alberto, viva l’Italia, viva la libertà, morte al tiranno! Di Fiore in un momento di giubilo sparò anche qualche colpo di fucile. Nella seconda domenica di Maggio 1848 fu fatto davanti alla sua casa un fascio di fucili che Di Girolamo aveva raccolto, e l’avvenimento fu festeggiato.
Pasta Domenicantonio, alias Izzi, di Luigi e Paolina Pasta, di Carapelle (AQ), nato nel 1810, piccolo proprietario, tavernaio e macellaio. Condannato a ventiquattro anni di ferri dalla Corte Speciale di Aquila il 18 gennaio 1851 per discorsi tenuti in luoghi pubblici provocanti direttamente gli abitanti a cambiare e distruggere il Governo spargendo malcontento con grida di “viva la repubblica”, ma senza effetto, per aver partecipato alla dimostrazione della bandiera, per asportazione di armi vietate, fucile, baionetta e coltello, in diverse epoche nel Quarantotto, per minacce e percosse lievi, per bestemmia esecranda proferita in luogo pubblico, e come reiteratore di due misfatti.
Ricevuto a Pescara il 14 febbraio 1851. Il 16 ottobre 1851 morì nell’ospedale del Bagno di Pescara.
 Scacchitti Francesco, di Fabio e Maria De Innocentis, di Castelvecchio Carapelle (AQ), nato nel 1804, bracciante. Condannato a venti anni di ferri dalla Gran Corte Speciale di Aquila il 15 gennaio 1851 per discorsi in pubblico con i quali si provocavano direttamente gli abitanti a distruggere e cambiare il Governo, ma senza effetto e per aver partecipato alla citata manifestazione della bandiera. Ricevuto nel Bagno Penale di Pescara il 14 febbraio 1851. Il 5 luglio 1859 spedito alla Sottointendenza per essere liberato per effetto del Regio Decreto del 16 giugno 1859.

Fonti:

Monaco Attilio. I galeotti politici napoletani dopo il quarantotto. (1932).

Lopez Luigi. Processi politici per il 1848 abruzzese. (1984).

Chiarelli Lamberto. La carboneria in Aquila e provincia. 1820 – 21. (1923).

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 20 Dicembre 2010 16:53 )
 
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